Ci avviciniamo alla definizione dei Top Hundred 2021 e del libro che li racconterà, insieme agli altri vini scoperti in queste due decadi.

In questa degustazione siamo andati in Piemonte, tra Langhe e Roero. Ecco i nostri assaggi.

 

Carlo Casetta di Montà (Cn)

Carlo è il nome del nonno che negli anni Sessanta ha aperto l'azienda e del nipote che, dopo gli studi di enologia, oggi ha deciso di rilanciarla con un nuovo progetto insieme al papà Beppe. Dal 2013 vengono impiantati i nuovi vigneti per arrivare al 2016 con l'ultimo nato nel segno della barbera. I nostri assaggi hanno riguardato la selezione Raiz con i vini più rappresentativi del territorio. Il Roero Arneis 2020 ha naso molto interessante, per le note floreali e di mela verde, con una parte vegetale che si sente anche in bocca. La Barbera d'Alba 2019 punta sulle speziature, accentuate sia al naso sia in bocca, il Nebbiolo d'Alba 2018 rappresenta sicuramente il vino più riuscito: naso fine, fruttato con note che addirittura evocano la frutta tropicale, mentre in bocca ha tannino ben definito e la giusta acidità.
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Negro Lorenzo di Monteu Roero (Cn)

Otto ettari di vigna quasi in un corpo unico, per questa antica cascina che conserva nei muri portanti una conchiglia fossile ripresa poi come leit motiv nelle etichette. Lorenzo Negro sta compiendo un suo percorso originale nel mondo dell'arneis e del nebbiolo su cui costruisce praticamente tutta la sua produzione. L'Arneis ci convince con la versione base, annata 2020, che mostra le caratteristiche migliori di questo vino: al naso note citrine e di miele di zagara, in bocca è elegante, rotondo, con un'acidità fresca e ficcante. Meglio del Riserva 2019 Sant'Anna che invece proprio per una ricerca di una maggiore rotondità perde quello spirito graffiante che ci aveva conquistato con il primo campione. Il Roero Arneis metodo classico Millesimato 2014 è uno spumante coraggioso, decisamente corretto nel profilo olfattivo che da un lato mostra la crosta di pane e dall'altro evoca la violetta, mentre in bocca conserva ancora la giusta acidità. La Barbera d'Alba 2018 è originale con un profilo olfattivo che vira sulle note animali e di sottobosco che si affiancano al naso floreale. Il Nebbiolo 2018 è già nel solco del Roero e infatti si mostra decisamente maturo con profumi di viola, cioccolato e un tannino setoso. Un'anticipazione di quelli che sono i due vini di punta di quest'azienda, almeno secondo noi: il Roero Prachiosso 2018 e il Roero Riserva San Francesco 2017. Partiamo dal primo: naso ampio, ricco, che ha qualcosa di mediterraneo, con i profumi di mirto e di ginepro, e di vulcanico, con la pietra e la mineralità accentuata che ritroviamo in bocca dove il sorso si fa lungo. Un grandissimo Roero, al pari del Riserva San Francesco, che invece al naso acquista in finezza ricca di essenze floreali e in bocca ha un tannino non ancora pienamente maturo che ci mette sulla strada di una lunga (e fruttuosa) evoluzione. Bravo Lorenzo!
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Careglio di Baldissero d'Alba (Cn)

La storia dell'azienda Careglio, da realtà familiare a cantina di riferimento nel mondo dell'Arneis, prende le mosse negli anni Ottanta quando Pierangelo Careglio decide di gestire i piccoli appezzamenti di famiglia per strutturarli meglio puntando sull'arneis. Con l'arrivo in azienda del figlio Andrea, fresco di studi in enologia, il quadro si completa e oggi possono contare su una produzione ben rappresentativa del territorio. L'Arneis 2020 è particolare, distintivo: ha profumi classici di mela affiancati da note tropicali, di ananas e da una speziatura che ritroviamo intatta in bocca. Il Gramplin è il loro rosato da uve nebbiolo, un vino decisamente nervoso dove il tannino di queste uve si fa decisamente sentire. La speziatura sa essere intrigante. Si tratta però di un assaggio di quanto questa azienda ci sa fare con le uve nebbiolo: la conferma arriva dal Langhe Nebbiolo 2019 che si mostra aromatico, intenso, con una speziatura intensa e un tannino che scalpita. Il Roero 2017 è il vino assolutamente da non perdere di questa cantina: al naso ha una speziatura intensa, note di cardamomo e zenzero. In bocca "balla" abbiamo scritto sul taccuino, perché tannino, acidità, eleganza fanno un racconto. Bravi!!!
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Cantina Alice Bel Colle di Alice Bel Colle (Al)

La Cantina di Alice Bel Colle è una bella realtà, collocata nelle colline degli aromatici collocate intorno ad Acqui Terme. Già nostro Top Hundred per un grande Moscato in versione Metodo Classico - molto raro - hanno sempre avuto la passione per la vinificazione più secca e ferma di queste uve. Da qui Acqui Brachetto Secco “​MonteRidolfo" interessante perché capace di unire corpo e profumi di geranio e fragola che contraddistinguono questo vitigno e, oggi, una nuova versione del moscato secco, evoluzione di un prodotto storico su cui stavano già lavorando da anni. Il risultato del Filarej è decisamente migliorativo, soprattutto nell'andare a moderare quella punta amara che la vinificazione secca del moscato porta con sè. Un vino che la naso ha grandi carte da giocarsi, mettendo insieme le note dolci e di fiori d'arancio alla parte più erbacea di quest'uva con la salvia e il glicine. In bocca ha una buona mineralità.
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Marchesi Alfieri di San Martino Alfieri (At)

Azienda piemontese che non ha bisogno di presentazioni. Signori di San Martino, hanno legato il loro nome alla storia del Piemonte e dell'Italia. Tra questi l’architetto Benedetto, il poeta Vittorio e il presidente del Senato Cesare Alfieri che collaborò alla stesura dello Statuto Albertino nel 1848. Nel 1982 il marchese Casimiro San Martino di San Germano, cugino della famiglia Alfieri, riceve la proprietà rilanciandone la produzione vitivinicola. Oggi le sue tre figlie Emanuela, Antonella e Giovanna conducono l’azienda per ventuno ettari di vigneto nelle più belle colline tra Asti e Alba, vero caposaldo nel mondo della Barbera d'Asti, a partire dalla Superiore "Alfiera", nostra corona già del 2002 . A stupirci quest'anno è stata però la Barbera d'Asti La Tota 2019 che ai descrittori tipici del vitigno aggiunge una stuzzicante spruzzata di cioccolato, mentre in bocca ha un'acidità che innerva il sorso. Grandissime Barbera!!!
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Francesco Rinaldi e figli di Alba (Cn)

Signori, giù il cappello. Si entra nella cantina di uno dei numi tutelari del Barolo, che fin dal 1870 ha vigne nei territori più vocati per questo vino a partire dalla collina dei Cannubi. Qui però la mano felice si sente su tutta la gamma, compresa la Barbera d'Alba che nell'annata 2019 si mostra floreale, armoniosa, di bella stoffa e il Dolcetto d'Alba Roussot 2020, con naso vinoso, che profuma di viola, con un'acidità che rende il sorso esplosivo. Il vino che ci ha fatto sobbalzare è però il Barolo Le Brunate, già nostro Top Hundred, che anche in questa tornata di assaggi abbiamo preferito al Cannubi. Al naso ha profumi intensi di liquirizia nera e pepe, sfumature aromatiche di macchia mediterranea, con un sorso ampi e un retrogusto dove le spezie si avvicendano una dopo l’altra. Questa cantina è all’origine della nostra storia, e le sue bottiglie c’erano già nella degustazione dell’anno 2000 alla palazzina di caccia di Stupinigi. Il fatto che questa cantina, sia durante Nebbiolo Prima sia in questa degustazione della nostra commissione ci abbia dato conferma non può che farci felici. I complimenti a Paola e Piera Rinaldi che portano avanti, e non per dire, una “tradizione”.
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Camparo di Diano d'Alba (Cn)

Chiudiamo con la scoperta che stavamo cercando nel nostro giro di assaggi. Camparo è una classica azienda nelle Langhe che si è sviluppata nel Dopoguerra da una situazione contadina trovando nel dolcetto e nel nebbiolo, coltivati secondo i dettami del biologico, il proprio punto d'onore. Il loro Diano d'Alba Sorì Bric Camparo 2020 è un grandissimo Dolcetto, che ha naso profondo con la viola che si accompagna a speziature intriganti di chiodi di garofano e cannella, che in bocca ritornano intonandosi alla perfezione con l'acidità e la freschezza che ne fanno un sorso vivo, croccante. Passando al Nebbiolo d'Alba 2018, si resta sullo stesso livello con un vino espresso in tutte le sue potenzialità, pieno, tannico. Il Barolo Boiolo 2017 è un'altra testimonianza della bravura di questa cantina: al naso spicca per le note vegetali, di sottobosco, ma anche alloro ed erbe aromatiche, in bocca punta sull'eleganza e su un tannino che scivola come seta. Un vino ampio nel vero e proprio senso della parola. Bravissimo Mauro per noi è stata una duplice sorpresa, avendo verso il cru Boiolo di La Morra, una certa predilezione.
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Broglia di Gavi (Al)

La visita all’azienda Broglia di Gavi era doverosa, dopo quell’assaggio di decine di campioni di questo vino che ha destato l’attenzione su un’annata spettacolare come quella del 2020, ma anche sulle vecchie annate. In cantina ci ha accolto Roberto, figlio di Piero Broglia, che insieme al fratello Filippo e al cugino Bruno oggi ha in mano le redini di questa cantina storica. E ci ha incuriosito anche l’assaggio del loro primo Timorasso 2018 che aveva color oro e note tipiche di idrocarburo che terminano in bocca con una nota sapida. Ma la parte del leone qui l’ha fatta il Gavi, a iniziare dall’annata 2018, dove emerge l’ananas tipico del cortese ambientato a Gavi, ma anche glicine, fiori freschi e note balsamiche. Il sorso è un velluto che ti fa innamorare. L’annata 2017 si stacca da tutte le altre e sembra emergere di più la nota balsamica. La 2016 ti fa sentire le spighe di grano, il fieno e per certi versi è simile alla 2018 e mostra una caratteristica del Gavi: la lenta maturazione che poi è alla base della sua longevità. Il campione 2015 è notevole: qui senti la frutta esotica sotto spirito, il talco, il tè verde, per un sorso di grandissima finezza che chiude con un che di allappante. È un piccolo miracolo l’annata 2014 che ha una mineralità erbacea e note di nocciola. E qui il legno non c'entra nulla, per capirci: la sua complessità è tutta natura. In bocca rotea lasciandoti una nota sapida e aromatica. Il 2010 sembra un vermut di primo acchito, tanto è evidente il balsamo del profumo; poi senti la banana e la frutta esotica per un sorso disteso con un’acidità che lo rende ancora giovane. Clamoroso il Gavi Bruno Broglia 2009. Sontuoso, dove senti il talco, ma anche la mandorla dolce. È un vino scalpitante, nervoso che si mostra in tutta la sua verticalità e sembra la sintesi di tutti gli assaggi precedenti. Siete dei campioni! Bravissimi!
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Fabrizio Battaglino di Vezza D'Alba (Cn)

Ed eccoci ancora nel Roero, questa volta insieme a Marco Gatti, per riassaggiare i vini di questo produttore che a Nebbiolo Prima ci aveva colpito col Roero Colla, uno dei migliori tre assaggi. Che è notevole anche stavolta, con le sue note di marasca speziate. Ma anche la riserva Colla 2017 è “tanta roba” e la sua concentrazione si risolve con un finale amaricante. Voti alti per l’Arneis “Bastia” 2020 dove senti salvia, rosmarino, note balsamiche e floreali più che fruttate con una freschezza stupefacente. Il finale sapido è lunghissimo. FOTO OK
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L'Autin di Barge (Cn)

Con Marco Gatti questa volta ho potuto stupirmi insieme dei vini di una cantina che ero andato a conoscere di persona lo scorso anno, ma che a mio avviso è cresciuta molto quest’anno. Marco infatti è rimasto stupito come lo fui io e questo mi ha fatto piacere. Il Pellengo bianco da uve riesling renano aveva note di pesca e mela renetta, ma anche pera e uva spina. Una complessità originale come era la sua acidità ficcante e il finale sapido. Battimani anche per il Verbian, bianco da uve bianc vert, dove le note fruttate virano sul pompelmo, l’albicocca e un che di minerale al naso. In bocca torna quel pompelmo anche con la sua nota amaricante che accarezza il palato. “Eli Pas dosè” ci ha ricordato, dal suo profumo di talco, che viene proprio affinato nelle grotte di questo minerale. Ed è un brut finissimo e notevole, soave, con quella nota di limone candito che si mischia a quelle floreali. Un brut da uve chardonnay, pinot nero e uve locali molto elegante, che nella mia memoria rappresenta un salto rispetto all’assaggio dello scorso anno. Che dire infine dei Passi di Giò, la malvasia moscata passita dove le note di miele e di cedro candito sono profonde; in bocca il velluto è eleganza infinita, dolce, con un’acidità vibrante. Questi vini quanto ci piacerebbe portarli a Golosaria Milano per mostrare una novità distintiva davvero unica.
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iDivini di Isola d’Asti (At)

I vini di questa cantina ci avevano colpito al tavolo del ristorante Milonga di Agliano e li abbiamo assaggiati insieme a Marco Gatti e Roberto Formica, con una sorpresa. Che è l'affermazione del cortese, vitigno poco valorizzato fuori dall’enclave gaviese, che invece è entusiasmante anche qui nell’Astigiano, come ci ha detto in un’intervista il presidente del Consorzio Filippo Mobrici. Lo è il Cortese “L’Òr in Boca” che ha note di pere Williams e mela cotogna e una coteau aromatica che sostiene il sorso pieno ed elegante. Superbo il Cortese “Piasi in Silensi” 2019 che ha maggiore profondità e ricorda certi bicchieri borgognoni. Ha note di frutta bianca sottospirito e una mineralità poderosa con un’acidità ampia che ti fa pensare che dovresti lasciarlo lì per altri cinque anni. Bravi Koen en Anna De Backer, e benvenuti nel mondo del vino: avete centrato il mood produttivo. Dopodiché quattro rossi. La Barbera d’Asti “Pian di Ržös” 2019 che è iconica con le sue note di mandorla e frutti rossi e l’acidità tipica che si prende la scena sul finale. Più distesa è la Barbera d’Asti “Sotto la luna” 2018 che ha note fruttate più spiccate. Il Freisa d’Asti “Podèj Dla Tèra” 2019 si mostra con note di lampone evolute, ma anche viola, ciliegia. In bocca la nuance ammandorlata non smette di roteare, legata da una bella acidità. Per me è stata una conferma: il Freisa in questa zona sa mostrare tutte le sue potenzialità. Con il campione del Freisa d’Asti “Cadò dla Tèra” 2018 si è invece riaccesa la convinzione che questo sia una sorta Barolo astigiano, benché molto lo abbiano o lo stiano abbandonando. Ha note molto profonde di humus e piccoli frutti. In bocca l’eleganza si mostra con un’acidità pregnante che infonde freschezza. Sarà su IlGolosario 2022!
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