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A Golosaria lo sguardo sul cibo che diventa arte

Golosaria | 25/10/2019 Stampa STAMPA
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La Galleria Fiber Art and... di Milano porta all'interno della rassegna enogastronomica diciassette artisti che analizzano il rapporto tra cibo e arte

A Golosaria lo sguardo sul cibo che diventa arte

L'arte entra da protagonista a Golosaria, grazie alla Galleria Fiber Art and…. di Milano che animerà lo spazio Arte & Food design. La galleria, guidata da Gabriella Anedi e specializzata nella Fiber Art, ovvero a quel variegato mondo di artisti che operano con materiali flessibili, naturali o artificiali, ha selezionato 17 artisti che esplorano i possibili immaginari dell’alimentazione.

Maria Teresa Carbonato restituisce con i suoi piccoli quadri a olio la quieta bellezza della natura mentre è l’allegria dei dolci colorati e le sfumature violacee di un grappolo d’uva a guidare la ricerca di Gilda Cefariello e Maria Cristina Tebaldi. In Dino de Simone il Bleu d’Aoste domina l’intimità di un pasto silenzioso e ancora blu sono le cianotipie di nature morte proposte da Laura Di Fazio. La cantina è il luogo d’ispirazione per La Fucina di Efesto con il suo funzionale “Apribacco” mentre critica è la piramide del fast-food di Mater-0 e giovanile e ironica la grafica di Simone Mattia dedicata al “broccolo”.

L’origine di ogni nutrimento, il seme, vede una originale traduzione tessile in Anna Tamborini e una trasfigurazione cosmica nella rotondità terrestre di una ciotola con Armanda Verdirame. Trasgressive e pop le invenzioni sessuate di Michele Basile che traspone il senso letterale dei frutti in sensi figurati o i gelati policromi e luminosi di Michela Pomaro mentre con Donatella Chiarenza un ananas emerge maestoso tra la trama e l’ordito di una tessitura.

Il pane ricorre in più autori con chiavi di lettura differenti: se per Emanuela Volpe la poesia e la scrittura alimentano ed entrano nell’invenzione, per Emanuele Napoli è la fisicità della terracotta e delle antiche rastrelliere gressonare a costruire una struttura portante moderna, e se per Mariagiovanna Casagrande il pane si trasfigura nella sua consacrazione, in Oriella Montin l’equivalenza pane/cultura si traduce in un dittico di grande eleganza.

"C’è lo sguardo incantato di chi si sofferma sulla silenziosa bellezza, chi entra nei percorsi metaforici ora sacri ora ludici, chi costruisce incontri inaspettati tra parola e immagine - spiega la curatrice e titolare della Galleria Fiber Art and…. Gabriella Anedi - Sono opere che possono convivere con gli spazi del consumo per andare oltre il consumo, per conservare la memoria di un senso possibile al nostro modo di rappresentarci il cibo: oltre il bisogno, il sogno".